esercizi_di_immaginazione

Esercizi di immaginazione

Bisogna ripensare la casa e la città includendo ciò che questa società ultra consumista e distruttiva ha eliminato dal nostro vivere e cioè la natura. Mi immagino città più verdi, meno congestionate, improntate sul trasporto pubblico e sulla mobilità dolce, mi immagino la rivoluzione della produzione agricola attraverso le vertical farm che non consumano tanta acqua per la produzione dei prodotti agricoli. Me le immagino nelle città, nelle fabbriche dismesse, in modo tale da rendere capillare la distribuzione evitando i grandi trasporti.
Mi immagino anche di poter andare a fare la spesa direttamente lì, senza imballaggi e rifiuti plastici. Mi immagino anche piccoli elettrodomestici che mi producano direttamente in casa le verdure e mi immagino un mondo dove non si consumi più carne sia per motivi etici che per motivi ambientali. Mi immagino le piazze e le vie piene di verde e di orti, solcate da gente in bicicletta o in monopattino. Mi immagino più solidarietà e maggiore inclusione. Mi immagino condomini collettivi dove si condividano dei servizi utili a tutti (lavanderie, cucine collettive, spazi sociali).
Mi immagino un mondo che produca non più merci, ma servizi in modo tale da ridurre gli sprechi e il rifiuto. Mi immagino che tutto ciò che viene prodotto venga inserito in un ciclo vitale e – come la natura ci insegna – mi immagino che ciò che consideriamo scarto o rifiuto sia reinserito nel ciclo produttivo.
Mi immagino quindi una società che sia in armonia con la natura, che produca ciò che può far bene al nostro pianeta, come fanno gli alberi che hanno reso e continuano a rendere respirabile l’aria di cui si necessita per vivere. In fondo respiriamo l’aria degli alberi!
Non vorrei invece un mondo che continua a produrre e consumare come se niente fosse. Non vorrei una società produttivista che trascini tutti noi nel baratro. Vorrei che si parlasse di più di capitalismo naturale e di rispetto dell’ambiente. Non vorrei vivere in una casa attrezzata per la pandemia, girare per strada con la mascherina e sedermi in una panchina progettata con le misure di sicurezza per tenere distanti gli altri.

Francesca Grilli, architetto

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