Un tavolo

TAV 2 bdI TAVOLI DELL’ARCHITETTURA
Il progetto nasce dall’immagine di un desco imbandito, ma visto da un altro punto di vista. Applicando il concetto di “pensiero laterale” sviluppato da Edward De Bono e usato nella metodologia progettuale di Bruno Munari, l’oggetto esistente viene indagato sotto una nuova luce e nasce così l’idea di un tavolo in scala ingrandita utilizzabile dal basso. L’utente, come una novella Alice nel Paese delle Meraviglie, potrà quindi passeggiando al di sotto del tavolo, scoprire ciò che propongono le nuove idee dell’architettura contemporanea.
Il vuoto inferiore lascia la libertà alla vista dell’utente di uscire dal tavolo, come un/una giovane protagonista fiabesca, e fondere in un tutt’uno dello sguardo il “mondo che sta sotto” e “quello che sta fuori” dal tavolo: è il voler ricreare una sensazione di spensieratezza, spesso dimenticata nell’animo adulto umano oberato dalle responsabilità della vita quotidiana, riproponendo sensazioni visive derivanti da rapporti di proporzioni dell’età fanciullesca.
Vedere il mondo con gli occhi del bambino, con il mondo nelle sue proporzioni (e di riflesso inconscio, responsabilità), poter uscire a contemplarlo o ripararsi dietro i vari portali, come un fanciullo sceglie se uscire allo scoperto o ripararsi al di sotto del tavolo: cosi è libertà del visitatore e del suo impatto con la mostra/allestimento.

TAV 1 bd
I tavoli sono costituiti da singoli portali in legno Xlam con sezione di 4.5 x 8 cm, collegati tra loro, come parti di una collana, da barre in ferro di 1 cm, filettate agli estremi e fermate con dadi di legno. Ogni portale avrà una diversa forma in modo tale da ricreare, nel suo prospetto esterno di maggior dimensione, uno skyline che ricorda a quello delle montagne: vette più o meno alte, profili più o meno dolci, sulla base delle necessità dell’allestimento e delle sensazioni da trasmettere al visitatore.
L’ingombro massimo del tavolo sarà pari a 200 x 400 cm (circa) in pianta, con un’altezza fuori terra massima di 250 cm: tali dimensioni, in congiunzione con i vuoti laterali, consentono un’agevole permanenza all’utente finale dell’opera, senza creare in esso un senso claustrofobico o di oppressione. I vari portali infatti, nel loro assemblaggio, con le barre in ferro, permettono alla luce solare di filtrare.
All’interno sono presenti vari pannelli espositivi, che nascono dalla costola del portale stesso, estruso da una delle estremità, e dalle dimensioni e posizioni libere, essendo l’intero tavolo modulabile a seconda della necessità.
In modo da permettere una più duttile versatilità d’impiego, il collegamento a terra è stato pensato con piedini a vite così da poter seguire l’andamento del terreno su cui i tavoli verranno posizionati.

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